Greenreport.it – I Verdi: «Riprendiamoci i Parchi». E attaccano associazioni ambientaliste e Federparchi

Aree protette e biodiversità. La mozione tematica approvata al Congresso nazionale dei Verdi a Chianciano

I Verdi: «Riprendiamoci i Parchi». E attaccano associazioni ambientaliste e Federparchi

«Ci vogliono inchieste parlamentare, della Corte dei conti e della magistratura»

Al congresso dei Verdi a Chianciano, Elio Lanzillotti e i delegati della provincia di Brindisi e Taranto hanno presentato una mozione sui Parchi nazionali italiani che è stata approvata alla unanimità dell’assemblea congressuale del 15 novembre. Un documento destinato a far discutere perché riprende accuse (poltronifici, ecc.) che Federparchi ha sempre respinto e accusa anche le grandi associazioni ambientaliste, che per la verità avevano espresso dure critiche sulla paralisi di alcuni Parchi Nazionali, accusando ministero dell’ambiente e governo di disinteressarsi delle Aree protette.

Ecco il testo della mozione del congresso dei Verdi:

“In Italia ci sono 24 parchi nazionali, 134 parchi regionali, 30 aree marine protette. Se si considerano le riserve statali,

regionali e le altre aree tutelate si arriva a un totale di 871 aree protette. Alle quali vanno aggiunti gli oltre 2.500 siti

della Rete Natura 2000, istituiti per le Direttive su habitat e uccelli. I parchi nazionali coprono 14.656 kmq, ovvero il

4,8% del territorio nazionale: un’estensione di poco inferiore a quella dell’intera Calabria. I parchi regionali –

considerando tutte le aree e le riserve istituite con leggi regionali o comunque di competenza locale – arrivano a poco

più di 17.000 kmq, pari al 5,7% del territorio nazionale, più o meno quanto il Lazio. Al netto delle sovrapposizioni,

sommando l’estensione delle aree protette e dei siti Rete Natura 2000, all’incirca il 22% dell’Italia è posto sotto

tutela”. “La normativa Italiana ed in particolare la legge 394 /91 legge quadro sulle aree protette è la migliore del

mondo. Quanto riportato potrebbe far pensare che i parchi e le aree protette italiane godono buona salute. Purtroppo

non è più così. Dal 2008 ad oggi la situazione delle aree protette è notevolmente peggiorata e prossimi alla

catastrofe. Crisi economica, gestioni fallimentari, e mala politica stanno distruggendo il mondo dei parchi. In molti

realtà non esiste più niente, niente soldi, niente governance, niente ricerca, solo poltronificio e incompetenza. La

politica, il mondo della ricerca insieme ad alcune grandi associazioni ambientaliste (troppo interessate e troppo

coinvolte in problematiche economiche) anziché reagire instaurando un processo di gestione virtuosa delle aree

protette, hanno saputo solo proporre una “pessima” modifica della legge 394. Modifica utile solo a consolidare

privilegi e posti di potere. E’ assolutamente necessario che la Federazione dei Verdi, partito a cui si deve la tutela

dell’ambiente in Italia e unico soggetto politico immune da ogni interesse, (usando tutti i livelli della sua struttura

nazionale, regionale, locale) si impegni con tutte le sue forze per salvare il salvabile. Bisogna subito concretizzare:

1. Una commissione parlamentare d’inchiesta.

2. Un’inchiesta della corte dei conti.

3. Un’inchiesta della magistratura.

Tutte queste entità ognuna per le proprie specifiche competenze con una rapida azione simultanea devono verificare

lo stato dell’arte dell’amministrazione dei parchi, punire gli eventuali abusi e proporre soluzioni ai problemi che si

riscontreranno. In particolare si dovrà verificare:

Nell’ambito del Ministero dell’ambiente:

A – Il Funzionamento amministrativo e contabile della “Direzione Generale della Conservazione Natura e del Mare”,

comprese le attività di vigilanza sui soggetti gestori dei parchi

B – Le Procedure di appalto “proprie” della Direzione.

C – La reale rispondenza delle attività e delle iniziative della Direzione rispetto all’obbiettivo di tutela e conservazione

delle aree protette secondo le indicazioni e lo spirito della legge quadro 394.

D – Le situazioni di conflitto d’interesse nella nomina di Presidenti, Commissari e Direttori dei parchi in relazione ai

funzionari del Ministero dell’ambiente.

E – I rapporti economici e di prestazione di servizi del Ministero con le principali associazioni ambientaliste e con

federparchi. Nell’ambito dei soggetti gestori .

A – Funzionamento amministrativo e contabile degli Enti Parco Nazionali delle riserve marine e delle riserve statali.

B – Verifica dei “Titoli” delle “competenze” e di eventuali conflitti d’interesse di Direttori presidenti, funzionari apicali e

consulenti dei parchi.

C – Verifica delle procedure di gara e di tutti i concorsi degli ultimi quattro anni.

D – Verifica di tutti i progetti di ricerca e di conservazione degli ultimi cinque anni e delle loro compatibilità con i

programmi e le necessità dell’area protetta.

Nell’ambito delle maggiori associazioni ambientaliste

A – Verifica dei rapporti economici e di prestazioni di servizio delle aree protette con le principali associazioni

ambientaliste e con Federparchi.

B – Verifica della compatibilità e dell’eventuale conflitto d’interesse nel conferimento di incarichi tra soggetti gestori e

dirigenti associativi.

Dopo aver svolto questo complesso lavoro di indagine e pulizia…sarà possibile convocare una terza conferenza

nazionale sulle aree protette che sancirà le nuove regole di gestione affinché i parchi tornino ad essere l’immenso

patrimonio di ricerca e cultura di cui l’Italia non può e non deve fare a meno”.

Da una prima lettura del documento ci sembra ci sia una scarsa conoscenza degli stringenti i meccanismi di

controllo degli atti dei parchi (esistono revisori dei conti nominati dal ministero, il bilancio è sottoposto

all’approvazione della Comunità del Parco e nuovamente degli uffici del ministero dell’ambiente, non mancano i

rilievi della Corte dei Conti quando necessario), così come emerge la non consapevolezza che per sedere in questi

cosiddetti “poltronifici” i consiglieri dei direttivi dei Parchi nazionali non ricevono nessun compenso.

Inoltre, le cose richieste dal documento finirebbero per paralizzare con una serie di inchieste burocratiche anche

quella metà di Parchi nazionali che funzionano.

La stranezza di un Partito ambientalista che si scaglia contro le associazioni ambientaliste (senza fare nome e

cognome di quelle coinvolte in presunte “pastette”) è evidente. Tantopiù che la presenza degli ambientalisti nei

Consigli Direttivi dei Parchi è prevista dalla Legge 394/91 che i Verdi ritengono ottima e intoccabile.

Resta la necessità, come ribadito nel recente – e, ci si permetta, più informato – documento delle associazioni

ambientaliste nazionali di risolvere urgentemente le situazioni di eterno commissariamento e di paralisi di diversi

parchi nazionali, ma per farlo ci vuole la buona politica ambientale, non le inchieste della Magistratura o della Corte

dei conti.

Quanto all’inchiesta parlamentare forse bisognerebbe cominciare ad indagare politicamente sul disinteresse del

Parlamento per i parchi e la biodiversità in generale, sull’invadenza della politica politicante e localistica che sono la

prima delle ragioni della crisi dei Parchi nel nostro Paese e della paralisi di alcuni di loro.

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