Aree protette Tesoro italiano. Il documento integrale delle Associazioni ambientaliste

Aree protette Tesoro italiano. Il documento integrale delle Associazioni ambientaliste

Posted 21/10/2016

Aree protette Tesoro italiano. Il documento integrale delle Associazioni ambientaliste Per un rilancio delle Aree protette italiane e un’efficace riforma della legge 394 [21 ottobre 2016] 1.  Ricchezza, importanza e bisogni delle aree protette. I Parchi hanno bisogno di una buona riforma. In questi ultimi anni abbiamo detto, a più riprese, che solo un’analisi accurata dei punti di forza e debolezza del sistema delle aree protette dovrebbe essere il viatico per individuare e soddisfare i bisogni di un mondo, quello dei Parchi nazionali e delle aree protette in genere, che costituisce un settore di straordinaria importanza e una delle grandi ricchezze del Paese. Tutela degli habitat naturali, grande successo delle politiche di conservazione della fauna (testimoniata dall’attuale diffusione del lupo, dell’orso e del camoscio appenninico), riduzione del consumo di suolo, gestione forestale sostenibile, attività di educazione ambientale, informazione scientifica e diffusione della cultura ecologica: i Parchi italiani sono uno tra gli strumenti più efficaci per conservare la natura, arrestare il declino della biodiversità, contrastare l’espandersi della cementificazione, difendere il paesaggio e i preziosi beni culturali in essi custoditi e contribuire  – grazie al 62% della superfice forestale nazionale e ad oltre 63 milioni di tonnellate di carbonio accumulate nei loro territori – alla lotta ai mutamenti climatici. Inoltre, pur se collateralmente rispetto alla loro vocazione prioritaria, i Parchi italiani hanno garantito occupazione, favorito l’indotto in settori strategici come il turismo, l’agricoltura, l’artigianato, valorizzato le buone pratiche di sostenibilità, sostenuto il biologico e le produzioni agricole di eccellenza, aiutato il commercio e i servizi, promosso la nascita di piccole imprese e cooperative locali, rappresentato un capitale di straordinario rilievo su cui puntare, nel rispetto della natura, per creare lavoro qualificato e valorizzare i territori. Una fotografia in positivo delle aree protette italiane deve servire da stimolo per rafforzare le politiche di conservazione della natura e avviare seriamente una politica di valorizzazione delle eccellenze in termini di benessere ed economia circolare, in grado di mettere a sistema le migliori esperienze. Ciò, appunto considerando che, in molti casi, le nostre aree protette hanno saputo legare in maniera feconda la conservazione della natura allo sviluppo sostenibile, coinvolgendo tutti coloro che hanno desiderato affrontare la sfida della modernità e invertire la rotta in territori altrimenti segnati da marginalità e spopolamento. Nondimeno, sono molti gli aspetti nei quali i Parchi e le altre aree protette italiane vivono oggi un momento di necessità e richiamano al compito di un rafforzamento del sistema, anche attraverso il miglioramento della legge nazionale di riferimento. In questo senso, più volte abbiamo chiesto che, soprattutto dopo la Conferenza nazionale della biodiversità, si celebrasse la terza Conferenza nazionale sulle aree protette quale luogo e momento dedicato anche a individuare i punti da aggiornare o modificare della legge 394/91. Una richiesta che né il Ministero né le Regioni hanno inteso ancora accogliere e che non può essere soddisfatta dal mero svolgimento di indagini conoscitive parlamentari, essendo la Conferenza l’unico strumento in grado di dare una visione organica e d’insieme delle varie problematiche delle aree protette. Si rivaluti conseguentemente l’assoluta necessità di convocare la terza Conferenza nazionale sulle aree protette, i cui contenuti, siamo certi, garantiranno alla nuova legge il recepimento di una piattaforma largamente condivisa e basata su un’analisi fattiva e ponderata. Gli aggiustamenti tecnici alla Legge quadro sulle aree protette, che il Senato sta realizzando, non bastano infatti al rilancio del sistema e anzi, in molti casi, non risolvono affatto molte delle questioni aperte. Il rilancio del sistema non può che avvenire riponendo al centro il tema della conservazione della natura nel contesto delle sfide globali Tale rilancio deve soprattutto tenere conto di un assetto istituzionale che, persino nell’attuale riforma parlamentare, non mette in discussione le inderogabili competenze statali in tema di tutela della natura e conservazione degli ecosistemi. Allo stesso modo, ed anche per adeguarsi agli impegni internazionali, l’organizzazione delle Aree marine protette va ricondotta in un ambito di indirizzi strategici più coerenti ed omogenei, come accade per i parchi nazionali, e supportata da investimenti adeguati, così da realizzarsi realmente quel “sistema”  che oggi le aree marine protette

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GREENREPORT.IT  Ci stiamo mangiando i mammiferi: cacciati fino all’estinzione

GREENREPORT.IT Ci stiamo mangiando i mammiferi: cacciati fino all’estinzione

Posted 20/10/2016

Proponiamo lo studio riportato da greenreport.it , pubblicato su  Royal Society Open Science,dal quale si evince che potremmo mangiarci i mammiferi fino ad estinguerli. http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/ci-stiamo-mangiando-mammiferi-cacciati-allestinzione/ Il gruppo più in pericolo per la caccia sono i primati – Ci stiamo mangiando i mammiferi: cacciati fino all’estinzione 371 specie a rischio estinzione vendute come selvaggina  nei mercati di tutto il mondo [19 ottobre 2016] Lo studio “Bushmeat hunting and extinction risk to the world’s mammals”, pubblicato su  Royal Society Open Science da un team internazionale di scienziati guidato da William Ripple, del Global trophic cascades program, Department of forest ecosystems and cocietys dell’Oregon State University, mette in guardia sul fatto che potremmo mangiarci i mammiferi fino ad estinguerli.

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