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L’eradicazione delle specie invasive fa bene alla biodiversità e alla salute umana

L’eliminazione delle specie aliene può ridurre ed eradicare le malattie nele comunità umane insulari

[19 giugno 2017]

Il ripristino ambientale delle isole attraverso l’eradicazione dei mammiferi invasivi alloctoni è un poderoso strumento di conservazione della biodiversità. Nuovi studi dimostrano che le comunità umane nelle isole possono trarre beneficio delle azioni di ripristino ecologico, cosa  che, potenzialmente, riduce o elimina il peso delle malattie trasmesse alle persone dalle specie invasive.

Lo studio  “Estimating Burdens of Neglected Tropical Zoonotic Diseases on Islands with Introduced Mammals” pubblicato su The American Society of Tropical Medicine and Hygiene da un team di ricercatori del department of Ecology and evolutionary biology dell’università della California – Santa Cruz e di Island Conservation, analizza come gli scienziati possono prevedere le malattie trasmesse alle comunità umane insulari dai roditori invasori e dai cani e gatti rinselvatichiti.

Una delle autrici dello studio, Luz de Wit, dell’università della California – Santa Cruz, spiega sul sito di Island Conservation che «Roditori, cani e gatti rinselvatichiti sono tre dei mammiferi invasivi più comuni che si incontrano  nelle isole. Sono conosciuti come causa della diminuzione e dell’estinzione di molte piante e forme di vita selvatiche autoctone delle isole e sono anche importanti fonti di patogeni che causano malattie tra la gente. La leptospirosi, la malattia polmonare dei ratti, la toxoplasmosi, la rabbia e la toxocariasi sono alcune di queste malattie. Oltre a rappresentare una minaccia per la salute umana, le malattie trasmesse dalle specie invasive possono anche colpire le specie autoctone. Per esempio, Toxoplasma gondii, che è trasportata da gatti rinselvatichiti invasori, è il patogeno che causa la toxoplasmosi. Questo patogeno può arrivare fino all’ambiente marino, infettando mammiferi marini come la Foca monaca delle Hawai (Neomonachus schauinslandi). In pericolo di estinzione».

Me le cosiddette “neglected diseases” tendono a colpire in maniera sproporzionata le popolazioni umane che vivono in zone remote – come per esempio le isole – che hanno un accesso limitato ai servizi sanitari necessari per diagnosticarle e trattarle. Queste malattie neglette possono essere trattate con antimicrobici, antiprotozoici o vaccini. Altrimenti possono causare danni seri e permanenti a sistema nervoso, occhi, fegato e/o reni e possono portare alla morte.

La de Wit sottolinea che «I roditori invasivi, i cani e gatti rinselvatichiti coesistono approssimativamente con 470 milionin di persone in 560 isole che ospitano anche specie a rischio critico  di estinzione, secondo  quanto definito dall’International Union for Conservation of Nature (Iucn). I biologi del Dipartimento di ecologia evolutiva dell’università della California – Santa Cruz, Island Conservation ed io, stiamo collaborando per introdurre la possibilità di implementare azioni di conservazione della biodiversità come l’eradicazione di mammiferi invasivi dalle isole per proteggere le specie autoctone e migliorare la salute umana nelle comunità insulari. Però, prima di promuovere questa sinergia tra la conservazione della biodiversità e la salute pubblica, è necessario identificare le isole dove la biodiversità e la salute umana subiscono il maggiore impatto».

Secondo i ricercatori, in tutto il mondo  ci sono solo 57 isole per le quali si hanno informazioni sugli impatti delle malattie diffuse dai mammiferi alieni e la de Wit fa notare che «La mancanza di dati è probabilmente il risultato della mancanza di registrazioni e di risorse inadeguate per la salute pubblica (una caratteristica comune delle “neglected diseases”). Quindi, le caratteristiche delle isole, come la temperatura, le precipitazioni il prodotto interno lordo (Pil) pro capite  e la dimensione della popolazione umana possono essere utilizzati per prevedere gli effetti delle malattie dove i dati sono deficienti. Il nostro studio indica la quale deve essere la fase iniziale per l’identificazione delle isole nelle quali la gestione dei roditori invasivi e dei cani e dei gatti rinselvatichiti potrebbe proteggere la vita selvatica autoctona e, allo stesso tempo, proteggere gli esseri umani dalle malattie. Idealmente, il passo successivo sarebbe che gli amministratori della salute pubblica verificassero i nostri risultati misurando sul territorio il carico delle malattie, facendolo seguire dalle analisi costi-benefici per la gestione dei mammiferi invasivi. Il deficit di denunce è indicativo delle malattie neglette, ma una gran parte di isole abitate con specie invasive sono adeguate per la gestione delle specie invasive. Quindi, il nostro modello può aiutare a informare sulla prioritarizzazione in corso delle isole dove il ripristino potrebbe alleviare il danno ecologico e il carico delle malattie nelle popolazioni umane».

La de Wit  conclude: «La comprensione del carico delle malattie neglette nelle isole faciliterà le collaborazioni e le sinergie tra i settori della conservazione e della salute pubblica  che è sempre più necessaria per raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Così, questa collaborazioni possono aumentare la qualità della vita di centinaia di comunità umane e proteggere anche la biodiversità autoctona».

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