archeologia e paesaggio umano

terrestre

giannecchiniLa costa orientale della penisola Maddalena più conosciuta ai Siracusani con il nome di “Isola”, è da sempre interessata, data la vicinanza con la città di Siracusa, ad interventi umani determinati da diverse motivazioni che dimostrano intimo rapporto tra questo lembo di costa siracusana e la pentapoli greca. Basti pensare che in solo sei chilometri di costa (considerando solo l’area sottoposta a vincolo) si concentrano testimonianze umane dalla preistoria sino ai giorni nostri.
La “Grotta Pellegrina” e stata sede di lunghi studi che hanno permesso di identificare la stessa come luogo di rifugio dell’uomo preistorico. A punta della Mola esiste una necropoli dell’età del bronzo con tracce del villaggio annesso. Lungo la costa esistono ben sei latomie (cave estrattive di età greca) a testimonianza ulteriore che in quest’area sorgeva l’antico quartiere sub-urbano del Plemmyriom oggi scomparso. A Punta della Mola e Capo Murro di Porco esistono anche estesi complessi di tunnel sotterranei usati come contraerea nella seconda guerra mondiale. Nella zona della Grotta Pellegrina si trovano due interessanti cisterne per l’acqua piovana probabilmente risalenti al secolo XIX, testimonianza di antiche colture.
A far da cornice a tutto questo ci sono chilometri di antichi muretti a secco della migliore tradizione iblea. Poco fuori l’area vincolata segnaliamo alcune meravigliose masserie e ville residenziali in completo stato di abbandono, come la villa del Barone Beneventano del Bosco.

marino

anforaLa storia delle ricerche archeologiche nello specchio d’acqua che circonda l’Area Marina Protetta del Plemmirio annovera tra i suoi più importanti momenti, le campagne di scavo realizzate dall’Università inglese di Bristol negli anni 80, sotto la direzione di Parker, le esplorazioni eseguite da Kapitän negli anni sessanta e quelle più sistematiche che hanno impegnato la Cooperativa “Acquarius”, diretta dalla dott.ssa Freschi, dal 1986 al 1989.

Tra i risultati più interessanti possiamo annoverare la localizzazione dei resti del cosiddetto Plemmyrion A[1], probabilmente ubicabile nei pressi di Punta del Gigante, il rinvenimento di un gruppo di bronzi, ora custoditi al museo di Siracusa, i resti di un relitto, identificato come Plemmyrion B, costituito da numerosi frammenti di anfore, appartenenti nella quasi totalità ai tipi Africana IIA e Africana I, con una sola anfora mauretana, databili tra il 180 e il 250 d.C.[2] e anche frammenti di anfore bizantine di cui si ipotizza l’appartenenza a relitti diversi naufragati nello stesso sito e i cui resti si sono mischiati. E ancora i resti di un altro relitto, identificato come Plemmyrion C, di età greca, costituito da numerosi frammenti di ceramica riconducibili ai tipi Corinzia A e B, databili tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.

Grazie ad uno studio dell’A.M.P., tutti i siti interessati dalle evidenze archeologiche sono stati rivisitati e i reperti, individuati e schedati, sono stati georeferenziati e inseriti all’interno del sistema informativo territoriale dell’Area Marina Protetta del Plemmirio.

[1] G. Kapitän, Neue archaologische Unterwasserforschunqen vor den Kusten Ostsiziliens, in Delphin 1963, 2, p. 1688; 3, p. 1711.
[2] D. J. Gibbins – A. J. Parker, The roman wrech of c. AD 200 at Plemmirio, near Siracusa (Sicily): interim report, in International Journal of Nautical Archeology, 15.4 1986, pp. 267 – 304.

 

Data ultima modifica: 18/05/2015
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