pesca

L’istituzione di un’area marina protetta rappresenta sempre per il territorio un’opportunità in termini di sviluppo. Tuttavia questa può essere anche causa di conflitti con gli attori economici interessati tra i quali in primo luogo i pescatori con i quali è sempre necessario stabilire una cornice preferenziale di rapporti.

I pescatori della piccola pesca siracusana sono stati tra i soggetti più coinvolti dai cambiamenti oggettivi che l’istituzione dell’area marina protetta ha comportato: l’istituzione di regole ha portato con sé divieti e conflitti economici. Proprio al fine di conoscere meglio il mondo della marineria siracusana, il Consorzio Plemmirio sin dai primi anni di istituzione ha avviato progetti in cui era prevista una fase informativa e formativa, finalizzata a costituire la conoscenza dell’Area marina protetta e del suo territorio circostante in relazione alle sue esigenze di tutela e salvaguardia ambientale. Nell’ambito di queste iniziative sono stati individuati, attraverso una indagine statistica sugli operatori della pesca siracusana, quei soggetti che per tipologia di pesca, caratteristiche delle imbarcazioni, territorio di pesca sono da sempre stati cointeressati nell’istituzione dell’AMP del Plemmirio nel mantenimento e rispetto delle regole di fruizione e con i quali è stato mantenuto negli anni un costante rapporto di collaborazione e sinergia.

In A.M.P. Plemmirio, come in altre AMP nazionali, sono stati realizzati negli anni studi finalizzati alla valutazione degli effetti derivanti dal regime di protezione sulla biodiversità ittica e, principalmente, sulle comunità ittiche costiere in relazione alle diverse attività di pesca, professionale e ricreativa. Studi di questo tipo sono stati effettuati avvalendosi di Enti ed Istituti di chiara fama come l’ISPRA con la collaborazione di biologi contrattualizzati allo scopo.

In particolare sono stati condotti studi di “Determinazione dell’Effetto Riserva indotto dalla gestione dell’Area Marina Protetta sulle popolazioni ittiche in relazione alle attività di pesca ed alle condizioni socio-economiche”  aventi come obiettivo principale quello di valutare gli effetti del regime di protezione dell’Area Marina Protetta del Plemmirio sulla biodiversità e sulle comunità ittiche costiere in relazione all’attività di pesca e le conseguenti ricadute socio-economiche sul territorio.

Da un punto di vista ecologico la fauna ittica rappresenta un ottimo descrittore della variabilità ambientale e conseguentemente un valido indicatore degli eventuali effetti di protezioni derivanti dall’istituzione di aree marine protette. Pertanto, lo studio della composizione quali-quantitativa della fauna ittica, condotto attraverso il monitoraggio della pesca, costituisce un elemento conoscitivo indispensabile per la conservazione delle risorse naturali e per la gestione delle attività alieutiche.

Sulla base dei numerosi studi condotti su scala mondiale, si è dedotto che nel complesso l’attività di pesca detta “ricreativa”, se non correttamente regolata e gestita, potrebbe essere un’attività non sostenibile nel lungo periodo. Da qui il ruolo fondamentale delle aree marine protette, dove la pesca ricreativa è appunto disciplinata e gestita in modo da moderare il prelievo effettuato. Il monitoraggio dell’attività di pesca condotto negli anni dall’ente gestore dell’AMP ha permesso di conoscere la quantificazione dei pescatori ricreativi, la tipizzazione delle tecniche ed attrezzi di pesca e la composizione ed andamento delle catture.

Le autorizzazioni per praticare tale attività all’interno di queste aree protette è rilasciata dallo stesso ente gestore. La regolamentazione della pesca si basa invece su quantità e qualità del prelievo e sulla tipologia degli attrezzi consentiti.

Data ultima modifica: 12/05/2015
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